King Arthur – Il potere della Spada

Recentemente ho rivisto King Arthur: Legend of the Sword diretto da Guy Ritchie. Si tratta dell’ennesimo riadattamento della leggenda di Artù ed Excalibur, ma è un riadattamento tutto in stile Guy Ritchie. I più puritani ovviamente hanno storto il naso (per usare un eufemismo), l’ho fatto anche io la prima volta che lo vidi, lo stile di Guy Ritchie non combacia molto con il poema cavalleresco che è Re Artù. E’ per questo infatti che la trama e l’ambientazione è stata trasformata in quello che può essere un classico film fantasy. Ovviamente non sono piaciuti neanche gli elefantoni giganteschi alla Signore degli Anelli, ma in fondo perché no dico io? Contribuiscono a far capire che questa è tutta un’altra storia.
Lo stile di Guy Ritchie si nota a primo impatto, come per ogni suo film. Io adoro le sue inquadrature, gli effetti video, i montaggi e le trame non lineari ma che si spostano avanti ed indietro nel tempo, che prima ti shockano poi ti fanno capire. In questo film c’è anche la sua classica gang di personaggi strambi, ognuno con una peculiarità diversa, che fa sembrare il film un po’ più Robin Hood e gli allegri compagni che Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.
Charlie Hunnam è perfetto per i ruoli che gli fa fare Guy Ritchie, vedrei centomila film con lui che intepreta Raymond di The Gentlemen, e poi (piccolo parere che magari non vi interessa in arrivo) da quando ho visto un fancast di lui come Freccia Verde non faccio altro che sperare che un giorno lo vedremo davvero in tutina con un arco ed una faretra.
Questa parentesi era per farvi capire che aprezzo il Charlie Hunnam spaccone e sicuro di se ma in King Arthur lo è eccessivamente (qualche battuta veramente pessima potevano evitarla), essendo però il protagonista in questo film doveva dare un’impressione più forte.
Il finale arriva un po’ troppo in fretta, senza che ce ne si renda conto, dovuto secondo me all’abuso di flashforward che non sempre ti fanno capire se quello che stai vedendo è reale o se sta accadendo o se accadrà. Anche se, arrivato alla fine, dovresti aver capito come funziona.

Questa volta mi sono divertito, forse sono stato un po’ meno critico e mi sono lasciato prendere dalla dinamicità delle scene di combattimento e dalle musiche incalzanti, o forse è stato vederlo proprio come un semplice film fantasy – senza pensare ai cavalieri all’ordine del Signore alla ricerca del Sacro Graal- che me lo ha fatto apprezzare.

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